20.06.2014

SPAZIO E PITTURA: IL PERCORSO RIGOROSO DI PINO PINELLI Sabato alle 17,30 alla Rocca Roveresca

Arte contemporanea sotto i riflettori a Senigallia. Con la mostra di Pino Pinelli alla Rocca Roveresca prosegue la rassegna espositiva di opere di significativi artisti italiani del Novecento, appartenenti all'area concettuale di ricerca. La suite di mostre ha avuto finora notevole successo, ha attirato  numerosi visitatori  con allestimenti curati dal Musinf ed il coordinamento di Antonio D'Agostino, editore della rivista Arte Contemporanea. Sabato, alle 17,30, alla Rocca Roveresca per l'inaugurazione  sarà presente l'autore, che ha interpretato la pittura come ricerca inesauribile e senza sosta. Sia l'assessore alla cultura Stefano Schiavoni sia il direttore del Museo comunale d'arte moderna, prof. Carlo Bugatti, presentando l'evento espositivo relativo alla pittura di Pinelli, hanno sottolineato il rilievo che questo autore ha avuto nelle esperienze sperimentali della pittura italiana del secondo Novecento. Il prof. Bugatti ha ricordato l'incontro con l'opera di Pinelli al Premio San Fedele  a fine anni Sessanta. Con tele di grandi dimensioni, consistenti in percorsi monocromatici, Pinelli era già considerato uno dei protagonisti  riconosciuti della "Pittura Analitica". L'ansia di ricerca lo aveva  presto spinto, al di là dei successi ottenuti, verso nuove frontiere. C'era stato uno strappo dal monocromatico. Strappo ufficializzato nel  1975, quando, su invito di Giorgio Cortenova, aveva esposto a Rimini, nella mostra "Empirica",  una piccola opera. Un piccolo spazio in cui alla tela aveva sostituito la pelle di daino. Si trattava del manifesto di  allontanamento dall'idea stessa di quadro e di superficie dipinta e si trattava del segnale dell'avvenuta individuazione di un campo di indagine rinnovato. Un campo che ha poi aperto il percorso, definito da Accame, in una bella ed essenziale monografia sull'opera di Pinelli, come stagione della Disseminazione. Stagione  in cui, scrive Accame,  "la pittura, ridotta a frammenti,  si colloca, quasi mimando il gesto del seminatore, sulla parete, in una sintesi tra spazio e pittura che forma un "unicum". Il percorso di Pinelli è stato sempre rigoroso, poetico, logico. Dagli anni Ottanta i suoi frammenti si mantengono monocromi, ma  subiscono  nel tempo variazioni progressive. L'iter è quello del passaggio dalle forme modulari, alle dilatazioni energetiche, fino alle  scaglie, prima evanescenti e poi consistenti e corporee. Abbandonando infine i confini rassicuranti della  tela e del  telaio,  Pinelli si è dedicato  all'esame del  rapporto esaustivo con lo spazio non circoscritto e illimitato, in cui i frammenti vengono  disseminati.


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