06.06.2009

Bambini nelle guerre dei grandi - Assessorato ai servizi Scolastici/Educativi - Comune di Ancona Reportage del giornalista Giorgio Pegoli dalle zone di guerra 1978 - 2005

La guerra da sempre è una tragedia per l'umanità, perché si uccide e si è uccisi. Ma la tragedia più grande è la vita che si toglie nell'animo di chi subisce le terribili violenze dei conflitti in ogni epoca e di chi sta a guardare impotente. Impotente di fronte ai burattinai, signori della guerra, che muovono i fili della scacchiera di violenze alle popolazioni civili inermi e quelli di chi va a combattere, facendo loro credere di essere degli eroi. L'ultimo esempio è il soldato-medico americano partito volontario nella guerra in Iraq, la cui immagine, con un bambino iracheno terrorizzato in braccio che stava salvando, ha fatto il giro del mondo come emblema della guerra "giusta". Quello stesso soldato, tornato nel suo paese, ha sparato all'impazzata intorno a sé, senza un motivo apparente, ed ora è in cura psichiatrica.

 

 Ma chi subisce di più nelle guerre sono i bambini, a cui viene rubata per sempre l'infanzia e una speranza di futuro.I dati Unicef ci dicono che i conflitti dell'ultimo decennio hanno ucciso 2 milioni di bambini; provocato un milione di orfani. Si stima che in 64 paesi siano seppellite oltre 110 milioni di mine: una ogni 20 bambini. 12 milioni di bambini hanno perso la loro casa, il loro centro di affetti, le prime radici. Per capire cosa possano provare, basta far parlare un bambino recluso nel '43 nel ghetto di Terezin: "E più di un anno che vivo al ghetto, nella nera città di Terezin.

 

E quando penso alla mia casa so bene di che si tratta. 0 mia casa, mia casetta perché mi hanno strappato da te, perché mi hanno portato nella desolazione, nell'abisso di un nulla senza ritorno? Oh, come vorrei tornare a casa mia, fiore di primavera! ( ... ) squallore e fame, questa è la vita che noi viviamo quaggiù, ma nessuno si deve arrendere: la terra gira e i tempi cambieranno ( ... )".

 

Oggi sperare in un mondo migliore senza guerre non deve però far diventare ciechi di fronte a un mondo tanto ingiusto. Ad esempio il fenomeno dei bambini soldato è l'ultimo anello delle aberrazioni delle guerre contemporanee, l'esempio più tragico del male che l'adulto uomo può fare al suo piccolo. Secondo l'Onu sono almeno 300.000 i bambini sotto i 14 anni che sono attivi nelle cosiddette guerre dimenticate. La maggior parte combatte in Africa, in Sierra Leone, Liberia, Congo, Sudan, Somalia. Ma il fenomeno è esteso anche in Asia, come in Srilanka, in Birmania, in Afghanistan.

 

Ma l'utilizzo dei bambini in combattimento era iniziato in modo massiccio nei conflitti in Angola, Cambogia, Guatemala. Bambini spesso rapiti alle loro famiglie, resi schiavi e torturati, come denunciano varie associazioni umanitarie, per renderli docili, manipolabili e, se possibile, anche più crudeli degli adulti. Per loro veramente la guerra è "un sole che si spegne", come dice Alessio, con un'immagine efficacissima, nei "Pensieri dei bambini di fronte alla guerra", raccolti da Elena Papa e Andrea De Lotto. I nostri bambini europei apparentemente più fortunati, ma tutti i giorni esposti alle immagini dei media sulla guerra, immagini di distruzione e di morte, sospesi tra mondo reale e mondo virtuale. Anche loro vittime della violenza degli adulti, che non si curano di accompagnarli di fronte alle immagini terribili, che non hanno rispetto per la loro sensibilità e fragilità.

 

I bambini sono dunque la punta dell'iceberg della tragedia della guerra, di una manifestazione degenerata dell'umanità. E probabilmente il pensiero che accompagna i fotografi di guerra, che colgono nelle piccole vittime la tragedia nella tragedia. I fotografi di guerra sono senz'altro i testimoni "privilegiati" dei violenti contrasti che attraversano il mondo, che fissano nelle loro istantanee la linea di confine tra infanzia normale e infanzia stravolta. Come dice Mario Boccia, giornalista free lance, presente a Baghdad durante l'uccisione di Enzo Baldoni e il rapimento delle due Simone, "9 bambini in foto sono la punta più evidente della degenerazione della guerra. Tante volte, infatti, sono stato tentato di lasciare la macchina fotografica per essere parte attiva di ciò che vedevo, tanto è forte H nostro coinvolgimento nei teatri di guerra. 1 bambini sono le prime vittime di queste situazioni che sanno trasformare l'innocenza in mostruosità, tanto che per molti di loro combattere è quasi un gioco, oco, incapaci ncopoci di fare altro perché addestrati ad odiare ed uccidere. Diventano così operai . della guerra... ".

 

Come non pensare all'affettività distrutta, all'impossibilità per questi bambini di costruirsi un futuro normale, alla responsabilità gravissima degli uomini adulti, resa ancora più tragica da certe foto che ritraggono madri con bambini con lo stesso sguardo da animale braccato negli occhi. Le foto parlano più di qualsiasi racconto, costruiscono trame che fanno storia e dovrebbero far ricordare per non ripetere, come affermano tutte le vittime sopravvissute ai più tragici eventi bellici.

 

Proprio questo è l'obiettivo di questa mostra, che raccoglie foto straordinarie di Giorgio Pegoli, scattate negli scenari di guerra più tristemente noti, a partire dal Vietnam, negli anni settanta, fino ad arrivare a quelli più recenti in Kosovo, Afghanistan, Iraq. Una testimonianza altissima, uno sguardo sull'inferno, che ci rende consapevoli delle responsabilità collettive e dell'urgenza a mettere fine ai conflitti, perché i diritti elencati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nella Convenzione dell'Onu per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1989 non rimangano carta straccia, aggiungendo beffa a beffa, dolore a dolore.

 

Tornare ad essere, come eravamo all'origine, da bambini, esseri incantati, mistici naturali, come dice il poeta Sam Keen, "qualunque cosa accadesse fuori, accadeva anche dentro. lo non correvo come il vento, io ero il vento che soffiava selvaggio nell'erba alta. Mi trasformavo senza sforzo, diventavo un falco librato sopra una valle..."

 

Maria Grazia Camilletti

Assessore ai Servizi Scolastici ed Educativi del Comune di Ancona

 

 

 



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