06.06.2009

Per non dimenticare....mai GIORGIO PEGOLI UN MISSIONARIO DELLA FOTOGRAFIA

Per quanto la mente umana si sia cimentata a studiare e sperimentare i valori del rapporto luce-colore (si pensi alle teorie scientifiche di Chevreul, al puntinismo di Seurat, ai contrasti simultanei per giustapposizione di complementari di Van Gogh o di Gauguin), tuttavia ci siamo sempre trovati di fronte a dei capolavori pit¬≠torici, specie nel campo della ritrattistica, che pure in presenza di conquiste sulla fisionomia interiore, come stati d'animo, pensiero segreto che gli artisti hanno saputo ricavare dai vari personaggi, non si √® mai riusciti a riprodurre in ¬ęassoluta fedelt√†¬Ľ il ritratto di una persona cos√¨ come effettivamente appare.

La nostra non vuole essere in alcun modo detrazione di valori della grande pittura, ma certo è che prima del 1839 (Daguerre - a parte il primo esperimento di Niepce -) la fotografia non esisteva; per quella a colori bi­sognerà attendere il 1891 (Lippmann, premio Nobel 1908) e quindi mancava ogni rapporto comparativo fra le due arti.

Con lo sviluppo sempre pi√Ļ avanzato della fotografia d'arte e a colori, il ritratto pittorico, storicamente non aveva pi√Ļ l'esclusiva.

Si pensi un istante a un fotoreporter di guerra, capace in una giornata o in un'ora, di fissare tante imma¬≠gini possibili, nella dinamica di avvenimenti bellici e come apparirebbe risibile immaginare un pittore grande o modesto, con tanto di cavalletto, tela e tavolozza, azzardarsi a ritrarre una sola immagine in tali convulse cir¬≠costanze. Di qui il grandissimo merito e valore dei reporters, di questi moderni ¬ępittori¬Ľ fotografici che a ri¬≠schio della loro vita, mettono la loro arte al servizio della comunit√†.

Quindi i ¬ęvedutisti¬Ľ veneti, dal Ricci al Bellotto, al Guardi e su tutti il Canaletto, si prodigarono in tale tecnica, si grid√≤ al miracolo, perch√® il nuovo stile realistico s'incentrava sulle doti di ¬ęprecisione quasi fotogra¬≠fica¬Ľ (sic dai critici pi√Ļ accreditati). Quel ¬ęquasi¬Ľ ci ha fatto considerare un istante il limite di quella e di ogni arte pittorica, rispetto all' ¬ęassoluta fedelt√† della fotografia¬Ľ.

 

Quante sensazioni ed emozioni sono emerse da un incontro con Giorgio Pegoli, uno dei pi√Ļ tecnicamente e culturalmente preparati, severi e agguerriti fotoreporters, la cui fama mondiale √® un dato incontrovertibile. Quello che pi√Ļ ci sorprende di lui e in certo modo ci lascia perplessi e nel contempo ci esalta per le sue qualit√†, e nella sua fermezza in un credo umanitario che lo coinvolge in una selva di rischi e di minacce di morte, che lo fa vivere spesso lontano dalla sua patria, dalla sua ¬ębella¬Ľ Senigallia, per avventurarsi in mezzo a disavventure e pericoli di ogni genere, senza essere ¬ęcomandato¬Ľ da nessuno, se non dall'imperativo categorico di essere vo¬≠tato a una ¬ęmissione umanitaria¬Ľ che √® quella, come lui stesso dice: ¬ędi riuscire a capire il dramma altrui e far¬≠ne partecipe chi guarda le mie immagini¬Ľ. E una vocazione particolare la sua, una passione innata come altre, si pensi all'alpinista alla conquista dell'ultima vetta o al missionario che rende la vita in terre d'Africa, d'Asia o sudamericane.

 

Il prodotto della sua narrativa storica viene poi classificato sa lui stesso con oculata calibratura. Ne fanno fede i diversi servizi fotografici e video che il Pegoli mette a disposizione di Editori, Agenzie fotografiche, Ar¬≠chivi immagini, per pubblicazioni in diapositive a colori, sui suoi famosi reportages, dal Brasile, India, Nepal, Per√Ļ, Nicaragua, Cina, Vietnam, Ciad, Cambogia, Laos, El Salvador, Libano, Romania, Iraq, Giordania, Israele e Palestina, Russia e Ucraina, Croazia e Bosnia, paesi spesso martoriati da rivoluzioni e guerre, in cui egli viene a trovarsi in ¬ęprima linea¬Ľ e di cui custodisce le ¬ęfotosintesi¬Ľ pi√Ļ sensazionali, attraverso le quasi fa veicolo d'informazione, documentazione, cultura.

 

Non sono pochi, fra Antologie, Periodici, Riviste specializzate, Pubblicazioni scientifiche e specifiche, i ri¬≠salti forniti dalla stampa su Giorgio Pegoli, la cui seriet√† e il cui profondersi in impegni pi√Ļ che professionali, lo stanno sempre pi√Ļ ponendo alla ribalta. Giorno dopo giorno hanno costruito la fisionomia di questo grande fo¬≠toreporter, di questo giornalista delle immagini, che oltre ogni altra considerazione √® anche poeta e Accademico benemerito. Testimonianze del suo lungo curriculum, nonostante la giovane et√†, ci vengono dai numerosissimi Premi da lui conseguiti in Mostre in Italia e all'Estero.

 

Rispondendo a un'intervista sul perch√® egli eseguisse i suoi reportages nei punti pi√Ļ ¬ęcaldi¬Ľ della terra, Pergoli rispondeva (parafrasiamo): ¬ęche l√† l'umanit√† soffre di pi√Ļ e che egli si sente pi√Ļ vicino alla gente che soffre, agli innocenti che muoiono inconsapevoli¬Ľ. Inoltre √® solito ripetere che: ¬ęIl fattore umano √® pi√Ļ forte di ogni altro aspetto politico¬Ľ.

 

Ecco perchè la sua indagine si è sviluppata ed estesa in diversi paesi, dalle situazioni politiche spesso con­trastanti fra loro.

 

C'√® e un aspetto eroico in questa sua filosofia applicata alla sociologia testimoniale di una umanit√† lacerata, che spesso √® spinta al di l√† di ogni volont√† a dilaniarsi in guerre fratricide. Pegoli √® sempre in mezzo alla mi¬≠schia, dove si soffre e si muore, dove si vive con un pugno di speranza, dove si dividono le miserie pi√Ļ nere. Munito di pass egli si addentra tra le diffidenze di popoli avezzi a sospettare su ogni presenza di altri di altre razze. Ma con la sua credibilit√†, le sue doti umane, la sua carica spirituale sa calarsi nelle loro realt√†, sa fon¬≠dersi in esse, condividerne gli aspetti pi√Ļ vivi e vitali.

 

Il realizzarsi dell'ideale del Pegoli non √® tanto riposto negli accorgimenti tecnici, sensibilit√† delle pellicole, scelte di formati (il 6x6 per lui √® esclusivo), grandangoli o zumate che pure hanno una loro rilevanza, quanto nel mutare la sua ¬ęveduta mentale¬Ľ in realt√† fotografica e ci√≤ √® riposto nella rapidit√† di prefigurare in una fra¬≠zione infinitesimale di tempo, tutti gli assunti della sua poetica. Si pensi a un sorriso, a una smorfia di dolore, all'atteggiamento particolare di un volto, ebbene, ognuno di quei momenti √® fissato in diversi fotogrammi, ma fra i tanti momenti ce n'√® uno e uno soltanto adatto a cogliere il vertice della realt√† che Pegoli vuole esprimere. Il pittore pu√≤ mutare a posteriori la tonalit√† di una campitura, pu√≤ ritornare - acquaragia e tavolozza alla ma¬≠no - sull'intensit√† espressiva di un soggetto; in fotografia non √® possibile, perch√® il solo momento √® quel momen¬≠to, non suscettibile di ripetitivit√† o di recupero. In fotografia, o l'occasione di un particolare si afferra in un istante o si perde per sempre.

 

Il campo pi√Ļ vasto e veridico del Pegoli √® il ¬ępassaggio umano¬Ľ, ma un paesaggio cos√¨ difficile, il cui ac¬≠cesso √® inibito ai pi√Ļ.

 

Lo abbiamo seguito negli itinerari della sua ricchissima pubblicazione ¬ęIo Fotoreporter¬Ľ, 1987, Editrice SFE, Napoli, tra le miserie da ghetto nei bassifondi di Rio (Brasile) o ritrarre lo spettro della morte a Udipur (India) o tra i mendicanti di Patan (Nepal) o fra i trafficanti di valuta e di droga a Lima (Per√Ļ) o di fronte ai condannati alla pena capitale, nell'imminenza dell'esecuzione a Pechino (Cina) o tra i militari in zona di operazione a Matagalpa (Nicaragua) e nel cuore di tante altre vicende. Siamo entrati nelle analisi veriste dei suoi rari reportages, cos√¨ incisivi nelle atmosfere degli insiemi, nelle intuizioni e nelle coordinate spirituali, nelle tra¬≠giche angolazioni visuali e in fondo a ogni aspetto, abbiamo visto, prima dell'artista, l'uomo, questo impassi¬≠bile giornalista che scrive con la luce, questo missionario della fotografia, √® in contatto con alcuni quotidiani e con l'Istituto Geografico De Agostini, Rizzoli, Delta Video, un autentico maestro di essenzialit√†, di virt√Ļ arti¬≠stiche e di coraggio, con tutti i crismi della regolarit√† e gli accreditamenti che gli derivano dall'iscrizione all'or¬≠dine dei giornalisti.

 

Il suo antico sogno, la sua segreta vocazione emersi nel suo animo ancora adolescente, quando a dieci anni gli venne regalata una vecchia macchina fotografica, hanno visto mutare la speranza in realtà perché oggi, di­venuto ormai famoso è quello che è, ma di cui, come egli afferma, non si è mai paghi.

 

Per lui la mimèsi dell'arte sente il recupero dell'autentico , così avaro ai distratti tempi moderni, in cui si è adusi correre il palio dell'effimero. Egli vive - è nostra impressione - una specie di liturgia eroica alimentata dalle sequenze delle sue documentazioni storiche di paesi, razze, uomini diversi.

 

La grammatica e la sintassi con cui anima le sue osservazioni, con cui si cala a condividere le miserie, a interpretare le ansie, i dolori di tanti, sentono il ritmo del sangue, l'onda rituale di chi lancia la macchina fo­tografica oltre l'ostacolo, per attingere l'ultima immagine, l'ultimo urlo di disperazione, a renderne testimonian­za al mondo.

 

Egli avrebbe potuto continuare a fare il fotografo di scena nel cinema, in cui √® abilitato, ma ha voluto ri¬≠spondere ad altra chiamata, perch√© una passione pi√Ļ violenta lo incatena e coinvolge fino a divenire in lui una ¬ęmalattia¬Ľ, in cui trova notevole spazio quella ¬ęincoscienza superiore¬Ľ che non viene rilevata ¬ędurante¬Ľ, ma che solo a posteriori emerge in tutti i suoi mutevoli aspetti.

 

Non dice mai basta alla sua passione rivelatrice. L'obiettivo del suo obiettivo è la possibilità di dire cose che esorcizzino la tirannide e il male; non pone limiti al suo estro, non dà prezzo alla sua audacia di uomo e di artista, né remore al suo fair-play con cui scavalca le naturali diffidenze di popoli disseminati in diversi continenti, per mettere a frutto le prerogative della sua eti­ca, il senso partecipativo di un risalto di morte vissuta, il riscatto di se stesso come parte dell"umanità, attra­verso l'abnegazione, il rifiuto alla tiepidezza, alla reticenza, all'agnosticismo egoistico, per una missione miste­riosa che proietta l'essere oltre il visibile, per dire cose che solo lui, o quei pochi come lui possono dire, per combattere la battaglia dell'indifferenza, armato solo di fede, di amore per il prossimo e di una macchina fo­tografica. Pegoli è anche questo.

 

Carlo Agostinelli critico d'arte

 



GALLERY

« indietro


mostre

26.07.2014

 
Ecco il programma del workshop con Nino Migliori al Palazzetto Baviera

Appuntamento al Palazzetto del Duca per l'atteso workshop di fotografia sperimentale di Nino Migliori, una delle grandi firme della fotografia italiana. Si comincia alle 10 di sabato 27. Molte le richieste di partecipazione di fotografi da ogni parte...

continua »

mostre

24.07.2014

 
Arte concettuale superstar alla rocca roveresca: percorso espositivo sulle disseminazioni di Pino Pinelli

Molti applausi del pubblico per Pino Pinelli alla Rocca Roveresca per la lettura delle sue opere, che ha fatto, sala per sala, accompagnando il pubblico in una interessantissima visita  guidata, che è stata seguita da numerosi  fotografi del corso...

continua »